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Paragrafo 4 . Le forme di governo fra particolarismo e privilegi.

     
Se  andiamo  ad  analizzare i meccanismi di conquista e  i  metodi  di
governo  usati  dai  cinque stati italiani (il ducato  di  Milano,  le
repubbliche di Venezia e

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di  Firenze,  lo  Stato pontificio e il regno di  Napoli)  usciti  dal
particolarismo comunale, si coglie subito la loro diversit rispetto a
quelli  attuati  dai  regni accentrati che si  stavano  affermando  in
Europa,  in  particolare  in  Francia, ed  in  Medio  Oriente:  questi
poggiavano  su un nascente nazionalismo, un esercito ormai permanente,
un'aristocrazia  sottomessa  agli interessi  della  corona,  una  rete
capillare di funzionari professionali.
     Gli  stati  italiani,  invece,  nel  tentativo  di  strutturarsi,
restarono a met strada, non riuscendo a creare compiutamente le  basi
di uno stato forte ed accentrato.
     Principi,  re  ed  oligarchie sottoposero  citt  e  campagne  al
controllo  di  loro rappresentanti (podest, vicari, capitani),  ma  i
loro  stati  costituivano  un  complesso  cos  eterogeneo  di  realt
politiche   e  sociali,  che  furono  costretti  ad  accordare   ampie
concessioni in campo amministrativo, fiscale e giurisdizionale. Alcuni
territori  vennero  addirittura assegnati come feudi  a  cortigiani  e
condottieri,  purch  riconoscessero i superiori  diritti  politici  e
finanziari dell'autorit centrale.
     Le  accresciute esigenze finanziarie, determinate  dagli  impegni
bellici   e  dalla  necessit  di  mantenere  un  complesso   apparato
amministrativo,  spinsero  gli  stati  territoriali  all'adozione   di
strumenti  fiscali  pi  razionali ed  efficaci,  volti  a  tassare  i
cittadini in proporzione alla loro effettiva ricchezza. Si diffuse  ad
esempio l'uso del catasto, ossia la registrazione dei beni posseduti e
del loro valore; in alcuni casi si fece ricorso al prestito forzoso: i
contribuenti  erano obbligati a versare una certa somma  di  denaro  a
titolo di prestito allo stato; questo si impegnava a corrispondere  un
interesse  prestabilito e a restituire la somma  dopo  un  determinato
periodo  di  tempo,  generalmente assai  lungo.  Le  operazioni  erano
gestite da appositi organismi chiamati "monti". Il frequente ricorso a
tale  forma  di  finanziamento, oltre ad alimentare  le  speculazioni,
determinava  un accumulo degli interessi da pagare ed una  conseguente
crescita  del  debito  pubblico, per far  fronte  alla  quale  vennero
inasprite  le  imposizioni indirette, che gravavano soprattutto  sulle
classi meno abbienti.
     Una  continua  minaccia  alla  stabilit  degli  stati  regionali
italiani fu rappresentata dalle contese dinastiche e dai conflitti tra
fazioni  che  caratterizzavano rispettivamente la  vita  politica  dei
principati e delle repubbliche.
     Nel  Milanese,  sia  sotto  i  Visconti  che  sotto  gli  Sforza,
scoppiarono sanguinose lotte di successione, nel corso delle quali  le
citt  e i signori soggetti al duca - ancora memori e desiderosi della
passata  indipendenza  - si sollevarono, pretendendo  la  restituzione
della   libert   perduta,  e  dimostrando   quanto   fosse   precario
l'assemblaggio del dominio milanese.
     A  Napoli Angioini ed Aragonesi si contesero aspramente per  anni
il  trono,  favorendo cos ulteriormente l'autonomia dei  baroni,  che
avrebbe  pesantemente  condizionato per secoli  il  regno  napoletano,
diminuendone le capacit governative.
     Per  quanto  riguarda  gli stati retti da oligarchie  mercantili,
mentre  a Venezia il governo era abbastanza saldo, grazie alla serrata
politica  realizzata  alla fine del secolo tredicesimo,  a  Firenze  e
Genova  le  fazioni rivali, capeggiate dalle casate  pi  prestigiose,
condizionarono  pesantemente  la  politica  dello  stato,  richiamando
spesso,  a  sostegno  delle  proprie istanze,  monarchie  ed  eserciti
stranieri.
     Una   peculiare   debolezza  deriv  agli  stati  regionali   dal
frequente ricorso
     
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     a  truppe  mercenarie. I cittadini, infatti, non potevano  essere
distratti per lungo tempo dalle loro attivit economiche, n erano  in
grado  di  partecipare a guerre che richiedevano una  sempre  maggiore
specializzazione; le oligarchie mercantili ed i signori, inoltre,  non
erano  molto propensi a dare troppo spesso le armi in mano al  popolo,
per cui preferivano servirsi di professionisti.
     L'uso  di  soldati mercenari era diffuso anche  in  altri  paesi,
come  la Francia e l'Inghilterra, ma venne poi ridimensionato  con  il
progressivo ricorso ad un pi stabile sistema di ferma militare, messo
in  atto  in Francia gi nelle fasi finali della guerra dei Cent'anni,
che consent, tra l'altro, la schiacciante vittoria francese.
     In  Italia invece il ruolo dei mercenari, che proprio nelle pause
della guerra franco-inglese scendevano in Italia alla ricerca di nuovi
ingaggi, crebbe con l'intensificarsi dei conflitti fra i comuni e  gli
stati. Nel corso del quattrodicesimo secolo le "compagnie di ventura",
vere  e  proprie imprese militari viaggianti, con tanto di  contabili,
notai  e  donne  al  seguito, erano dirette da  comandanti  inglesi  e
tedeschi,  fra  i quali primeggi Giovanni Acuto (John Hawkwood),  che
ottenne dai fiorentini una vera e propria pensione per i suoi servizi.
Con  l'avvento  del  Quattrocento la situazione mut;  si  affermarono
infatti condottieri (da condotta, contratto con cui si ingaggiavano  i
mercenari)  italiani, provenienti soprattutto dalla  Romagna  e  dalle
Marche,  regioni  con  una  forte presenza  signorile  e  militare.  I
condottieri,   accusati   aspramente  nel   Cinquecento   da   Niccol
Machiavelli  di  essere  fra  i maggiori  responsabili  del  disordine
italiano,  costringevano  gli  stati  che  li  assoldavano  a   sforzi
finanziari  senza precedenti; alcuni di loro acquisirono  una  potenza
tale  da  diventare  signori  di stati:  Francesco  Sforza  riusc  ad
elevarsi fino ad imparentarsi con i Visconti, e ad insediarsi poi come
duca di Milano.
     Gli  stati  italiani,  incapaci  di  unirsi,  e  sprofondati   in
interessi e disegni particolaristici, si affidarono sempre di pi alle
armi  dei  signori  della  guerra, con le conseguenze  disastrose  che
vedremo in seguito.
